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OCCHI APERTI N. 39: AMORE NELLA MORTE

Nel cimitero di Salt Lake City (USA) si trova una delle tombe più emozionanti al mondo. Non per la sua monumentalità o per il fatto di essere stata realizzata da un artista famoso. Essa celebra l’amore di un padre per il proprio figlio: la tomba di Matthew Stanford Robinson (23 settembre 1988 – 21 febbraio 1999). Quando Matthew nacque, i medici annunciarono ai suoi genitori, Ernest e Anneke, che il bambino aveva pochissime probabilità di sopravvivere. Era bene rinunciare a qualsiasi speranza, perché poteva trattarsi solo di ore. Matthew, invece, a dispetto delle previsioni, visse undici anni. Meravigliosi e pieni di doni per la sua famiglia. Regalati da un bambino che, nonostante la sua gravissima disabilità, dovuta alle complicazioni durante la nascita (era cieco, paralizzato e riusciva a pronunciare pochissime parole) seppe vivere come un leone il tempo che la vita gli aveva messo a disposizione. Vivace e allegro, riusciva a contagiare chiunque con la sua gioia di essere al mondo. Una creatura speciale, che volò via, nel sonno, con la leggerezza di una piuma. Il suo spirito libero è stato immortalato nella scultura che ne sovrasta la tomba. Non una semplice lapide, bensì un inno alla bellezza della liberazione dai fardelli terreni. Ernest, insieme alla cugina Susan Cornish, ha realizzato la statua (installata nel 2000) facendo in modo che, quell’angolo del cimitero, sia un luogo di ricordi felici e una fonte di ispirazione per coloro che devono affrontare problemi di disabilità. La scultura mostra Matthew nell’atto di alzarsi dalla sedia e spiccare il salto verso l’alto. Nel suo sguardo si può leggere tutta la felicità che ha irradiato intorno a sé e che lo accompagna nel volo verso l’eternità. I milioni di visitatori che, ormai da anni, rendono omaggio alla tomba di Matthew, portano nel cuore l’amore incondizionato che spinge a vivere la vita e ad affrontare il futuro, qualsiasi esso sia. Questo era il desiderio di Ernest: fare il possibile affinché, il contributo di suo figlio al mondo, non venisse mai dimenticato.

Laura Zona