L'entrata in carica del nuovo Governo, guidato dal prof. Mario Draghi, ripropone, dopo l'effimera esperienza del 2018/2019, l'istituzione di uno specifico Ministero dedicato alla Disabilità. La mia opinione personale, anche contro i prevalenti umori espressi dalle principali associazioni di categoria, resta comunque favorevole. Così, del resto, avevo già scritto anche nel 2018 .
Ovviamente saranno i fatti, e non le denominazioni, a stabilire la positività o meno dell'iniziativa. Non condivido tuttavia i pregiudizi e le paure, tutte ideologiche, manifestate da talune personalità del nostro mondo. La fobia delle cosiddette "ghettizzazioni", i timori circa l'orientamento partitico della Ministra, gli atavici sospetti di chi afferma "ci vogliono dare un contentino per poi fregarci nella realtà", mi lasciano francamente scettico e poco convinto.
Sul primo punto si sente spesso affermare: i nostri problemi sono trasversali a tutti i settori della Pubblica Amministrazione, non ha senso riunirli in un unico Ministero. A costoro rispondo con un semplice ed eloquente esempio: Nessuno contesta infatti l'esistenza, tanto per dire, del Ministero dell'Agricoltura... Eppure, mangiano frutta e verdura anche gli industriali (Ministero dell'Industria), gli operai (Ministero del Lavoro), i malati negli ospedali (Ministero della Sanità), i diplomatici (Ministero degli Esteri), i militari (Ministero della Difesa), i magistrati (Ministero della Giustizia) ecc. Tutto ciò è verissimo ma serve comunque un punto di riferimento unitario che affronti, nella loro complessità, i problemi della produzione agricola. Considerare pertanto la disabilità come uno dei settori principali della vita nazionale, tale da giustificare la creazione di un Dicastero specifico, rappresenta indubbiamente un segnale politico importante che non deve essere assolutamente sottovalutato. Al di là di ciò tuttavia, e lo ripeto ancora una volta, saranno i fatti a parlare. Ma non neghiamo a priori il valore e la rilevanza di questa scelta strategica. Buon lavoro dunque ministra Erika Stefani. Se ci vorrà ascoltare siamo a sua disposizione.

Marco Bongi