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EDITORIALE: LA MORTE ANNUNCIATA DI WINGUIDO

Nei giorni scorsi l'ing. Guido Ruggeri, benemerito ideatore e realizzatore del programma facilitato "Winguido" ha ceduto definitivamente i diritti su questo importante software alla società Guido Ausili srl. Finisce così, tristemente e miseramente, il sogno di creare, anche nella nostra povera Italia, un'esperienza di programmazione libera e collettiva come nel caso di NVDA o di molti altri prodotti assai diffusi. Certo... ognuno è libero di fare di ciò che è suo tutto quel che vuole..., ci mancherebbe! Ci sono tuttavia alcuni concetti che intendiamo puntualizzare, come cittadini disabili e rappresentanti di questa associazione:

A) - Non accettiamo assolutamente la continua litania di Guido Ruggeri contro generiche associazioni e contro i familiari dei disabili. Noi abbiamo sempre proposto collaborazione leale e la possibilità di attivare progetti finalizzati. Ciò ovviamente attraverso accordi precisi e scritti, non approssimativi o arraffazzonati. Di fronte a queste ipotesi siamo quasi sempre stati ripagati dal silenzio assoluto o, peggio, da invettive del tutto gratuite.

B) - Se il medesimo ing. Ruggeri, come più volte giustamente dichiarato, non aveva più né tempo, né voglia, di farsi carico dello sviluppo del programma, avrebbe sicuramente potuto fare il nobile gesto di rendere pubblico il codice sorgente di Winguido, consentendo ad altri di portare avanti il suo prezioso lavoro volontario. La cessione invece dei diritti alla società commerciale Guido Ausili al prezzo simbolico di € 500, rappresenta un vero e proprio schiaffo morale a chi avrebbe potuto certamente impegnarsi con finalità non lucrative.

C) - Circa infine la pressante richiesta della società Guido Ausili srl di ottenere oboli e donazioni dai singoli utenti facciamo presente che tale pratica è, a nostro avviso, scorretta e illegale. Le società commerciali infatti possono solo vendere beni o servizi, fatturando regolarmente le proprie prestazioni e pagando, di conseguenza, le imposte sulle medesime. Le donazioni e i contributi liberali possono essere ricevuti legittimamente solo da enti del terzo settore. Le imprese commerciali invece dovrebbero finanziare i propri progetti profit con il ricorso al credito o attraverso risorse proprie.
Per questo invitiamo caldamente i disabili visivi a non versare liberi contributi a chi non ha titolo per riceverli.

Ciò ci sentiamo in coscienza di puntualizzare pubblicamente dopo aver più volte inutilmente tentato di formulare le suddette osservazioni in privato.

Marco Bongi