Benvenuto nel sito ufficiale dell'Associazione Pro Retinopatici ed Ipovedenti

ARCHIVIO

UN'INTERROGAZIONE AL CONSIGLIO REGIONALE

Rendiamo noto, a beneficio dei nostri lettori, il testo di un'interrogazione, rivolta al Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte, ed all'assessore alla Sanità, presentata dalla consigliera Monica Cerutti su sollecitazione della nostra associazione. Non appena si avrà la risposta ne daremo ovviamente notizia:

Appreso che:

-      numerosi sono ormai i casi, segnalati all'A.P.R.I. (Associazione Piemontese Retinopatici e Ipovedenti), di persone affette da retinite pigmentosa, ipocausia bilaterale e da altre gravi patologie certificate che comportano cecità accompagnata da sordità, sottoposte a un intollerabile calvario per vedere la propria infermità pienamente riconosciuta: in seguito a peggioramento e a conseguente domanda di aggravamento, i malati raccontano di essere stati convocati a una visita medica legale presso l'Ospedale Oftalmico; qui, la commissione preposta alla valutazione, oltre a riservare ai pazienti comportamenti a dir poco sgradevoli e lesivi della loro dignità, ha 'liquidato' con estrema rapidità il paziente e l'accompagnatore, facendosi consegnare la documentazione senza un'effettiva visita e annunciando l'arrivo del verbale a casa. Tutto ciò sembra motivato dal sospetto che a chiedere l'aggravamento siano falsi invalidi, e tuttavia testimonia una scarsissima professionalità, dal momento che un medico dovrebbe saper riconoscere le suddette patologie e i loro effetti;

-      non vi è modo di sapere quanti siano i casi di falsa invalidità scoperti dalle commissioni per l'accertamento o l'aggravamento o dalle commissioni di verifica, e quanti di questi siano stati denunciati alle forze dell'ordine;

-      allo stesso modo, non si ha notizia di quanti siano stati, nella nostra regione, i ricorsi da parte dei disabili che si sono visti respingere o revocare l'invalidità e quanti di questi abbiano avuto esito positivo, né si conosce la cifra che l'INPS ha speso per i suddetti ricorsi e per per coloro ai quali la magistratura ha riconosciuto la disabilità;

-      le commissioni provinciali per l'accertamento o l'aggravamento della cecità civile, durante le visite, non trattengono l'intera documentazione presentata loro e non tengono conto della storia personale nelle patologie evolutive, né forniscono una ricevuta della documentazione trattenuta; sul verbale di invalidità appare solo la dicitura "documenti agli atti". Ciò equivale a privare l'invalido degli strumenti per potersi difendere in caso di ricorso giudiziario;

-      qualora la commissione si trovi di fronte a un disabile in possesso di una documentazione incompleta o incerta, anziché accompagnarlo a un percorso di ulteriori accertamenti, rinviando le conclusioni a quando non sarà presentata l'ulteriore documentazione richiesta, utilizza metodi repressivi, non assolvendo al proprio compito di cura, tutela e accompagnamento;

-      la commissione è composta da medici del servizio sanitario e da un rappresentante dell'INPS, di cui non sono chiari né la competenza medica specialistica né il valore del parere per la decisione della commissione;

-      gli esami fisiologici come l'ERG (elettroretinografia) e il PEV (potenziali evocati visivi), che evidenziano lo stato reale della retina e del nervo ottico (e che non possono essere falsificati), non vengono acquisiti agli atti e non vengono considerati assieme agli altri documenti;

-      per l'accertamento o l'aggravamento della cecità, la legge 138/2001 considera anche l'ampiezza del campo visivo, tuttavia, anche dopo ripetuti esami presentati, effettuati in tempi diversi e sovrapponibili fra loro, la commissione non prende in esame la documentazione relativa al campo visivo e spesso formula l'ipotesi di falsi positivi o falsi negativi in soggetti che non mentono, ma hanno un deficit grave e potrebbero anche non vederli. Ciò pare un vero e proprio accanimento contro chi non ha strumenti per difendersi;

-      i ricorsi sono tutti indirizzati all'INPS mentre, in caso di persona con invalidità accertata dalla magistratura, non vengono coinvolti i medici componenti della commissione che ha proceduto all'accertamento, il che garantisce loro di fatto l'impunità in caso di errore o dolo;

Considerato che:

-      lo status giuridico e i benefici economici connessi alla cecità civile sono normati dalle leggi 382 del 1970, 508 del 1988, dal decreto legislativo n. 509 del 1988, nonché dalla Legge 138 del 2001. Il combinato legislativo individua le categorie dei ciechi assoluti, con mancanza totale della funzione della vista e che non sono in grado di percepire la forma degli oggetti, potendo al più avvertire il passaggio da ombra a luce, e dei ciechi parziali, identificati come coloro che presentano un residuo visivo non superiore a un ventesimo in entrambi gli occhi con eventuale correzione. Qualsiasi residuo visivo misurabile ( 1/30, 1/50 ecc ) comporta che esista una possibilità di discriminare forme e, quindi, una condizione di cecità parziale. La funzione visiva è identificata con l'acutezza visiva centrale ma contempla numerose altre capacità, come l'estensione del campo visivo, la stereopsi, la capacità di adattamento; per questo, con la Legge 138 del 2001 il Legislatore ha inteso prendere anche in considerazione il campo visivo, presupponendo che oltre un certo livello di perdita di campo visivo vi sia una perdita della capacità di interagire con l'ambiente in modo autonomo. La legge definisce, quindi, ciechi totali coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 3 per cento e ciechi parziali coloro il cui residuo perimetrico binoculare è inferiore al 10 per cento. Le categorie degli ipovedenti gravi, ipovedenti medio gravi e lievi, di cui agli art.4, 5, 6 della legge 138/2001, sono valutati dal punto di vista del beneficio economico secondo le voci tabellari presenti nel D.M./92. Sarà cura del medico valutatore accertarsi dell'attendibilità della documentazione specialistica presentata, richiedendo nei casi dubbi i necessari esami elettrofisiologici. I Potenziali Evocati Visivi (PEV) e l'Elettroretinogramma (PERG) possono fornire utili informazioni soprattutto nel caso in cui forniscano risposte completamente destrutturate;

-      per quanto riguarda la sordità civile, la legge di riferimento è la n.381 del 26.5.1970, dove all'art.1 si stabilisce che è da considerarsi sordomuto "il minorato sensoriale dell'udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva che gli abbia impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato, purché la sordità non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio". Le perplessità valutative sono state chiarite successivamente dal Legislatore con il DM del 5.2.1992, ove si precisa che il requisito della soglia uditiva è quello pari o superiore a 75 dB HTL di media alle frequenze di 500, 100, 2000 Hz sull'orecchio migliore; che ai fini della concessione dell'indennità di comunicazione la dizione di "sordo prelinguale" di cui all'art 4 della Legge 508 del 1988 è equivalente alla dizione di "sordomuto" di cui all'art.1 della Legge 381/1970; che "..............impedito il normale apprendimento del linguaggio parlato......" va inteso nel senso che"...... l'ipoacusia renda o abbia reso difficoltoso il normale apprendimento del linguaggio parlato..........". La Legge n.95 del 20.2.2006 ha sostituito il secondo comma dell'art. 1 della legge 381/1970 con il seguente: " Agli effetti della presente legge si considera sordo il minorato sensoriale dell'udito affetto da sordità congenita o acquisita durante l'età evolutiva che gli abbia compromesso il normale apprendimento del linguaggio parlato, purché la sordità non sia di natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra, di lavoro o di servizio";

-      le vicende riportate non testimoniano soltanto di gravi violazioni dei diritti delle persone con disabilità uditiva e visiva, nonché di un palese deficit di professionalità da parte delle persone responsabili della valutazione; a quanto pare, vi è una mancata applicazione delle leggi nell'approssimazione con cui le patologie vengono accertate;

INTERROGA

la Giunta regionale, l'Assessore alla Sanità,

-      affinché fornisca dati e risposte esaustive in merito al numero di casi di falsa invalidità accertate; al numero di ricorsi da parte dei disabili a cui è stata respinta o revocata l'invalidità e al loro esito; alla cifra spesa dall'INPS per i  ricorsi e per per coloro ai quali la magistratura ha riconosciuto la disabilità.