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Combattere la cecità per aiutare i bambini guida

Nell'Africa sub-sahariana la cecità rappresenta una grossa emergenza non solo sanitaria ma anche sociale. La cecità colpisce circa due milioni di persone che non hanno la possibilità di ricorrere alle cure mediche e chirurgiche. Patologie come la cataratta, il tracoma, il glaucoma, ecc, sono infatti molto favorite da carenza alimentare, acqua non potabile, particolari condizioni climatiche e biologiche.

In Mali, ad esempio,  un intervento chirurgico per cataratta costa 80 euro, quando il reddito medio è di 45 euro al mese. Ciò impedisce quindi alla maggior parte delle persone di recuperare la vista e costringe molti bambini a perdere la loro infanzia perché costretti ad affiancare il non vedente nei vari momenti della giornata, in tutti i giorni della sua vita.

Mentre in Occidente abbiamo i cani guida che sopperiscono alle numerose difficoltà che i ciechi incontrano quotidianamente, in Africa, ed in particolare in paesi quali il Mali e il Togo, sono purtroppo spesso i bambini ad essere al servizio delle persone disabili visive soprattutto anziane.

Il loro è un compito doloroso ma svolto in genere con diligenza. I bambini guida, così chiamati, rappresentano un aiuto indispensabile per queste persone, sono come la loro ombra, i loro occhi. Vivono in simbiosi con il non vedente, dormono con lui, mangiano con lui, lo accompagnano ovunque: per strada, alla moschea, a chiedere l'elemosina.  Un servizio continuo appunto, senza pausa alcuna.

Bambini che non possono andare a scuola, che non possono giocare, ma la cui funzione è quella di restare accanto ai non vedenti cui sono stati affidati.

Non è raro incontrare per le strade anziani  ciechi con i loro bambini guida. Camminano uno dietro l'altro, a volte si tengono per mano, più spesso reggono le due estremità di un bastone. In alcuni casi il bambino guida è il nipote o la nipote del vecchio che viene accompagnato.

Per l'Occidente è una forma moderna di schiavitù. Per gli abitanti del Mali piuttosto che del Togo è invece soltanto una consuetudine fondata sulla necessità e su un inveterato costume sociale.

A volte si può così vendere un figlio o cederlo per alloggio e vitto. I bambini vengono spesso comprati per i lavori domestici, per coltivare campi o per, come nel nostro caso,  occuparsi dei ciechi. Restituire dunque la vista a quanti l'hanno persa a causa di malattie non curate agli occhi può significare anche ridare la libertà ai bambini guida.  Purtroppo è però sempre da ricordare come la cecità, nei paesi del continente africano, venga vissuta soprattutto come una maledizione. Secondo la superstizione queste persone sono vittime della cattiva sorte o dei malefici degli stregoni. Per questi motivi spesso sono allontanate dalla famiglia e dalla comunità.

Vengono dunque considerate vittime di sortilegi e spesso si ricorre ad una fattucchiera a pagamento per cancellare il maleficio sulla famiglia.

È importante quindi sostenere le numerose iniziative a favore del recupero della vista nei paesi dell'Africa subsahariana.

Il ritorno ad una vita normale per un adulto affetto magari da cataratta determina un conseguente aiuto sociale ed economico nei villaggi in quanto il cieco può tornare a lavorare e i piccoli accompagnatori hanno più tempo per se stessi e per la comunità.  Allo scopo di meglio occuparsi di questi ed altri problemi, l'associazione A.P.R.I.-onlus ha costituito, al suo interno, un comitato composto da non vedenti africani residenti nel nostro paese e desiderosi di aiutare, in qualche modo, i loro fratelli più sfortunati rimasti in Africa. Già sono stati avviati progetti, in tal senso, in Congo, Costa d'Avorio e Camerun.

Marco BONGI - Presidente Associazione Piemontese Retinopatici e Ipovedenti (A.P.R.I.-onlus)