Convegno "Non vedo lavoro... ma forse... può darsi"

A che punto è l'inserimento lavorativo delle persone disabili? Tra "Job Act" e deroghe varie alla normativa vigente oggi ci si capisce ben poco. E il risultato appare chiaro e preoccupante: le assunzioni dei portatori di handicap diminuiscono sempre più.

Ecco dunque il motivo principale che ha spinto APRI-onlus, insieme al Coordinamento Interassociativo Torinese sulla disabilità ad organizzare l'importante convegno nazionale dal titolo:

"NON VEDO LAVORO, MA FORSE... PUÒ DARSI..."

che si svolgerà nella giornata di lunedì 4 maggio presso la Sala ATC di corso Dante 14 a Torino.

Alla manifestazione parteciperà il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti che si è preso a cuore la questione e sarà invitato a sottoscrivere un manifesto programmatico.

"Da troppi anni si è trascurato di affrontare organicamente questi problemi" - afferma Pericle Farris, ex-sindacalista e responsabile organizzativo del convegno - "Mancano politiche attive in questo ambito e molti Centri per l'Impiego si mostrano evanescenti e privi di iniziative. Ci chiediamo se sia giusto investire ingenti risorse a favore dell’inserimento scolastico, dell’autonomia personale, della mobilità, dell’inclusione sociale se poi non si raggiunge alcuno sbocco occupazionale.".

"Dove sono state realmente coinvolte le associazioni" - aggiunge Marco Bongi, presidente APRI-onlus - "alcuni risultati, anche eclatanti, sono stati ottenuti. Il fatto è che c'è spesso troppa burocrazia e timore a lanciarsi in progetti innovativi".

Il programma prevede, al mattino, alcuni importanti interventi propedeutici a partire dall'inserimento scolastico, per arrivare alle problematiche relative al raggiungimento del posto di lavoro fino ad aspetti squisitamente medico-legali.

Nel pomeriggio sono previste alcune testimonianze di disabili gravi che sono riusciti ad inserirsi positivamente nel mondo del lavoro. Seguirà la tavola rotonda con i politici, il ministro Giuliano Poletti, l'assessore Giovanna Pentenero, il vice-sindaco di Torino Elide Tisi, gli ex-ministri Maurizio Sacconi e Cesare Damiano ecc., da cui dovrebbero uscire impegni precisi per il futuro.

Per il programma ufficiale vedi QUI

Per ulteriori informazioni: tel. 360 - 77.19.93

COMUNICATO STAMPA

Presentiamo, qui di seguito, il testo del comunicato stampa diffuso dalla nostra associazione venerdì 29 agosto e relativo alle preoccupazioni della categoria alla ripresa delle attività autunnali in Piemonte.
Riferiremo prossimamente sulla risonanza eventualmente raccolta sugli organi di informazione

Viva preoccupazione viene espressa dai disabili visivi alla ripresa delle attività autunnali. Si parla infatti ancora di tagli sui servizi e ben poche certezze si profilano nel futuro.
L'Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti (A.P.R.I.-onlus) coglie dunque l'occasione per sottolineare alcuni temi particolarmente spinosi che coinvolgono i non vedenti e gli enti locali:

- L'ASL TO-3 ha praticamente imposto un taglio fino al 10% sulle tariffe orarie degli educatori impegnati nell'assistenza scolastica dei disabili visivi. Questo fatto, unito ai ritardi cronici nel pagamento delle fatture, rischia di costringere alla chiusura alcune cooperative ed agenzie operanti da anni nel settore. Ormai alcune di queste realtà non riescono più a garantire gli adeguamenti contrattuali del loro personale. E la tendenza inaugurata dall'ASL TO-3 rischia di estendersi ad altri enti gestori dei servizi socio-assistenziali.

- Nulla si sa sul destino dei locali abbandonati dal comune di Torino in via Nizza 151 e che in passato ospitarono l'ex-Istituto dei Ciechi. Un anno fa vennero sgomberati per la presenza di lana di vetro nelle controsoffittature ma pare che manchino i fondi per la ristrutturazione. Risultato: stanze ed uffici vuoti, compresa la storica biblioteca Braille, unica in Piemonte e l'altrettanto preziosa scuola media "Elene Keller".

- Tempi duri si prospettano anche per gli insegnanti di sostegno. Mentre Renzi dichiara di voler assumere ben 130.000 professori precari la realtà concreta appare di tutt'altro segno. Continuano a scarseggiare gli insegnanti specializzati e si prospettano tagli di 1/3 nella copertura delle ore destinate agli allievi portatori di handicap.

"Siamo fortemente preoccupati" - dichiara il presidente APRI-onlus Marco Bongi - "Dopo l'abolizione dei 'buoni taxi', la sostanziale paralisi dell'inserimento lavorativo mirato e le difficoltà in campo sanitario, oggi la scure rischia di abbattersi sul diritto allo studio e sui più basilari servizi socio-assistenziali. La nostra associazione comprende certamente le difficoltà portate dalla crisi economica ma vorrebbe che non fossero sempre i più deboli a pagare il conto degli sprechi accumulatisi per decenni".

Scuola Borgone: quella bambina non la vogliamo: quì per lei non c'è spazio

"Quella bambina non la vogliamo: quì per lei non c'è spazio. Portatela altrove". Così si sono sentiti rispondere, con tanto di lettera nero su bianco, i genitori di Marta Borla, giovanissima studentessa non vedente residente a San Didero, nel momento in cui è stata richiesta la sua iscrizione alla  classe prima media nella scuola di riferimento per territorio e cioè quella di Borgone.  La famiglia, rimasta allibita per una così grande mancanza di sensibilità da parte del dirigente scolastico, ha scritto al Provveditorato di Torino senza però ricevere alcuna risposta. L'appello è stato però raccolto dall'Associazione Piemontese Retinopatici e Ipovedenti (A.P.R.I.-onlus) che si è messa a disposizione per sollevare il caso.

"La presa di posizione della scuola media di Borgone è gravissima" - dichiara Marco Bongi, presidente A.P.R.I.-onlus - "La legge infatti parla molto chiaro in proposito: nessuna scuola può rifiutare, neppure per motivi tecnico-logistici, l'iscrizione di un alunno disabile, per quanto grave possa essere la sua situazione. Il diritto alla frequenza è sancito dalla legge n. 104/1992, dalla Sentenza della Corte Costituzionale n. 215 ( 1987 e dalla Circolare Ministeriale n. 262 del 1988. Non escludo che si possano ravvisare anche responsabilità di carattere penale". 

"Se Marta fosse accolta, come suo diritto, nella scuola media di Borgone" - dice la mamma - "potrebbe anche raggiungerla da sola, utilizzando, come tutti gli altri studenti, il servizio di scuolabus. Se dovessimo andare a Condove invece dovremo necessariamente accompagnarla noi tutti i giorni e costringerla a svegliarsi molto prima".

Dall'A.P.R.I. fanno altresì notare come un alunno disabile visivo, non necessitando di sedia a rotelle, non occupa assolutamente spazio in più rispetto ad un bambino normodotato. Assai più ridotte appaiono altresì le esigenze di abbattimento delle barriere architettoniche.

"Anche per questo" - aggiunge Bongi - "la presa di posizione della scuola mi sembra davvero incomprensibile e priva di qualsiasi fondamento giuridico o didattico".

Non mancano infine anche pesanti conseguenze sulla possibile fruizione, da parte della piccola Marta, dei libri di testo che solitamente vengono forniti, ai ragazzi non vedenti, in formato elettronico onde rendere possibile la consultazione attraverso un computer dotato di sintesi vocale.
La nota del Ministero della Pubblica Istruzione n. 2123 del 21 febbraio 2008, ribadita dalla Circolare Ministeriale n. 22 / 2011, esige che, onde rendere possibile tale adattamento in tempo utile, le classi dove sono inseriti alunni disabili della vista devono  procedere all'adozione dei libri di testo entro il 31 marzo di ogni anno.
Come faranno ad adempiere questo obbligo se non si sa ancora quale sarà la scuola che ospiterà la bambina non vedente?

"Siamo davvero stanchi di essere palleggiati da un plesso all'altro" - conclude sconsolata la mamma - "Marta, già sfortunata per la sua malattia, abbisognerebbe soprattutto di tranquillità e stabilità. Invece alla scuola di Borgone abbiamo trovato solo problemi e poca considerazione".

Riaprono le scuole, controllia​mo gli occhi dei bambini

Fra poco ricominceranno le scuole. Si riapriranno, sia per gli allievi che per i docenti, libri, registri e quaderni. Bisogna dunque ritornare a leggere e a scrivere con continuità e gli occhi dovranno riprendere il loro duro lavoro di "scrutatori". Quale migliore occasione allora per dare una controllatina alla propria vista e prevenire l'insorgere di qualche malattia oculare? Non sono rari infatti i difetti visivi che, se trattati adeguatamente nell'infanzia, possono essere spesso risolti con successo. L'ambiente scolastico può dunque svolgere, in tale prospettiva, un ruolo assai importante. Viene in mente, in primo luogo, il caso dell'ambliopia, fenomeno denominato popolarmente come "occhio pigro". Questo problema, determinato essenzialmente da un diverso sviluppo dei due apparati visivi,  può portare, in caso di mancata diagnosi precoce, alla perdita completa della vista nell'occhhio più debole. Il trattamento consiste principalmente in tecniche di occlusione o bendaggio dell'organo maggiormente sviluppato. Più l'intervento avviene in giovane età, più elevate risultano le percentuali di successo.  Ma le difficoltà nella lettura e scrittura possono rappresentare importanti spie anche di altre patologie oculari da non trascurare. Ci riferiamo principalmente alla miopia, all'ipermetropia ed all'astigmatismo. In questi casi il problema risulterà quasi sempre superabile con la prescrizione di un buon paio di occhiali. I bambini però spesso rifiutano tale ausilio. Insegnanti e genitori dovranno allora, con pazienza e fermezza, cercare di convincerli circa l'estrema utilità dello strumento.   Esistono infine anche malattie alquanto più gravi che possono essere riconosciute da un'attenta osservazione del comportamento di un bambino all'interno della scuola. La difficoltà, ad esempio, di muoversi con scioltezza in ambienti oscuri, frequenti inciampature nei gradini o collisioni contro ostacoli imprevisti, non sono fenomeni da sottovalutare o da liquidare esclusivamente con qualche battuta. Affezioni come la retinite pigmentosa o la maculopatia di Stargardt non sono così rare e meritano pertanto ogni attenzione.   Riaprono le scuole dunque: facciamo fare ai nostri figli però, proprio per iniziare nel migliore dei modi, un controllino dal nostro oculista di fiducia. Prevenire è sempre meglio di curare. 

Marco Bongi

Falsi ciechi: ben vengano i controlli ma evitiamo i luo ghi comuni

In merito alla presunta scoperta di alcuni falsi ciechi, avvenuta oggi a Torino, l'Associazione Piemontese Retinopatici e Ipovedenti (A.P.R.I.-onlus), pur esprimendo la massima fiducia nell'operato della Magistratura e della Guardia di Finanza, invita a non affrettare giudizi di condanna mediatica in quanto la valutazione della reale situazione visiva di un soggetto, richiede verifiche ed esami assai complessi non semplificabili in giudizi sommari. In particolare si intende sottolineare i seguenti elementi:

  • La legge n. 138 / 2001, legge che disciplina la materia della cecità civile, classifica come ciechi assoluti anche coloro che conservano un residuo campimetrico binoculare inferiore al 3%. Queste persone possono vedere in  una porzione ridottissima di campo visivo (come da un buco della serratura) e, se adeguatamente riabilitate, possono riconquistarsi un buon livello di autonomia nella vita quotidiana.
  • La medesima normativa classifica parimenti come ciechi anche alcuni maculopatici i quali, pur non essendo in grado di leggere nulla, conservano tuttavia una piccola porzione di visione laterale che può agevolare, sempre se adeguatamente sfruttata attraverso cicli di riabilitazione visiva, gli spostamenti in ambienti conosciuti, sia interni che esterni.
  • Questo clima di "caccia alle streghe" sta dunque disincentivando molti disabili visivi ad intraprendere percorsi riabilitativi. Essi temono infatti che, se dovessero dimostrarsi davvero utili, esporrebbero il non vedente al rischio di essere poi sottoposto alla "gogna mediatica" come falso cieco.

In conclusione APRI onlus, pur dichiarandosi assolutamente favorevole ai controlli finalizzati ad individuare e  punire i truffatori, che certamente ci sono, lancia un appello agli organi di informazione affinchè non si faccia di ogni erba un fascio.

Cena al buio a Campiglia Soana

Una cena, servita in un ambiente completamente oscurato e da personale non vedente,  per sperimentare le capacità dei sensi e scoprire sensazioni nuove, per vivere un'emozione forte ma positiva e con l'importante scopo di  sensibilizzare l'opinione pubblica sulla disabilità visiva. A Campiglia Soana, tra l'altro, cucineranno e serviranno in tavola gli allievi del primo corso di cucina organizzato dal Centro di Riabilitazione Visiva dell'ASL TO-4 che si trova  ad Ivrea. Una cena diversa dunque, per assaporare in modo nuovo i prodotti enogastronomici locali.

Il progetto "Una Regione vista e visitata da tutti" ha l'obbiettivo di favorire il turismo delle persone con disabilità visiva nelle Comunità montane della Provincia di Torino, migliorando la fruizione delle strutture esistenti e permettendo di fare scelte consapevoli sulle attrattive turistiche locali. L'iniziativa prevede la realizzazione di strumenti finalizzati a favorire l'accessibilità turistica delle nostre montagne: mappe tattili, piantine in rilievo, audio-guide GPS, depliant informativi e menù scritti con l'alfabeto Braille. Il progetto è finanziato dall'Assessorato al Turismo- Direzione, Cultura, Turismo, Sport- settore offerta turistica "Piemonte…sei a casa" e dall'Associazione A.P.R.I.

CENA AL BUIO NELLA VALLE - Venerdì 13 luglio 2012 ore 20
Ristorante Tacherì Cafè Piazza del Monumento Frazione Campiglia-Valprato Soana

La quota di partecipazione alla cena al buio è stata fissata in euro 25,00.    

Per prenotazioni : Ristorante Tahcerì Cafè: 327 4412417

Per informazioni: APRIonlus: 011 6648636 Referente progetto: 011 4474773

Buoni taxi: Lubatti si dimetta, intanto è pronto il ricorso

Sempre più pesanti le condizioni dei disabili torinesi segregati in casa dalla delibera dell'assessore ai trasporti Claudio Lubatti, che elimina di fatto il servizio taxi per i portatori di handicap gravi come i non vedenti. Le giornate della scorsa settimana sono state una vera tortura per chi, costretto agli "arresti domiciliari" con temperature elevate, non poteva raggiungere i giardini pubblici o un centro commerciale dotato di aria condizionata.   L'Apri Onlus (Associazione piemontese retinopatici ed ipovedenti) ha da subito contestato l'adozione della delibera, ed ora chiede le dimissioni dell'assessore Lubatti.   "Aspettiamo il morto per sospendere questa norma disumana? - si domanda il presidente APRI Marco Bongi - a giorni depositeremo un ricorso al TAR con richiesta di immediata sospensione cautelare della delibera. Soprattutto nei mesi estivi la solitudine di molti non vedenti si fa ancor più pesante e la certezza di non avere la possibilità di muoversi per raggiungere un amico o un parente rischia di mettere in crisi tante persone".   "Perché nessuno ha ancora chiesto le dimissioni di Lubatti? - domanda Bongi - il suo comportamento è inqualificabile. In un primo momento ha mentito spudoratamente vantando un inesistente consenso da parte delle associazioni, poi ha promesso miglioramenti alla delibera di cui, fino ad oggi, non c'è alcuna traccia".   L'APRI esprime la propria indignazione per l'atteggiamento scorretto dell'assessore Lubatti e rivolge a tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, un appello affinchè qualcuno trovi una soluzione equa ad un problema di vitale importanza per migliaia di disabili torinesi.