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EDITORIALE: CARO GILETTI, SEI UN GRAN CAFONE...

Dopo aver assistito all'ultima performance televisiva del giornalista RAI Massimo Giletti, avvenuta domenica 6 aprile sulla prima rete, mi sono convinto che non vale assolutamente la pena di cercare un contatto con tale individuo. Con simili personaggi infatti non ci può essere dialogo o civile discussione. . .
Nè condivido l'opinione, manifestatami in buona fede da alcuni amici: "Se ci fossimo stati noi... allora si che glie le avremmo cantate chiare!". No, cari lettori, vi ringrazio della fiducia, ma se ci fossimo stati noi, al posto dei poveri Simone Vannini e Federico Borgna, avremmo fatto la medesima deprimente figura delle "vittime sacrificali", già condannate prima di essere ascoltate.
Lui infatti ha il microfono dalla parte del manico, o dell'interruttore. Un microfono che, credetemi, in una situazione come quella, rappresenta un'arma più micidiale del proverbiale coltello.
Dove dunque non c'è la volontà di ascoltare gli interlocutori, dove non si vogliono chiaramente comprendere i problemi, dove le sentenze mediatiche sono evidentemente già scritte, non vale la pena di sprecare più fiato. Caro Giletti, ti lasciamo alla tua arroganza ed alla tua maleducazione: cantatela e suonatela da solo.
Ritengo invece, come sta cercando di fare la nostra associazione in questi giorni, più utile e produttivo far sentire la nostra voce attraverso altri canali: in primo luogo i giornali, altre radio o TV, lettere di protesta ai dirigenti RAI, ma anche sulla rete, i blog, i profili Facebook o Twitter.
Creiamo un movimento di opinione che spieghi le ragioni incontestabili delle nostre critiche: spieghiamo con chiarezza le situazioni reali, portiamo testimonianze, argomentiamo con efficacia ed in modo sintetico.
Noi sappiamo di avere ragione, non accettiamo di essere considerati "tout court" dei truffatori, crediamo che l'approvazione della legge n. 138 / 2001 abbia rappresentato un autentico passo avanti nella civiltà giuridica del nostro paese. Tutto ciò siamo in grado di dimostrarlo e siamo sicuri che i nostri concittadini, se correttamente informati, potranno senz'altro capire la reale portata del problema.
E proprio su questo piano infine, dopo aver ampiamente assolto i poveri Borgna e Vannini, mi permetto invece di fare qualche rilievo critico al neo-presidente nazionale UICI prof. Mario Barbuto. Egli ha avuto infatti l'indubbio merito di aver levato con energia la propria voce contro l'ottusità del Giletti. Lo ha fatto con forza ed arguzia ma... invece di insistere sulle questioni reali e sull'inconsistenza delle argomentazioni proposte dal giornalista, si è quasi esclusivamente lamentato del fatto di non essere stato invitato alla trasmissione. Questi piagnistei, su questioni puramente di bandiera, non penso interessino particolarmente alla categoria. Se ci fosse stato del resto un dibattito serio e imparziale, ne saremmo stati tutti più che felici, a prescindere da chi si fosse trovato davanti alle telecamere per difendere le nostre posizioni.
Chiusa comunque questa piccola parentesi tutta interna..., concludiamo queste brevi osservazioni lasciando il sig. Giletti alla sua cafonaggine: cerchi comunque come minimo, per apparire meno "coatto", di imparare magari la lingua italiana. L'indennità di accompagnamento non si chiama, come dice lui: "L'accompagno". Questi sono purtroppo i vati del servizio pubblico... pagati anche co i nostri soldi...

Marco BONGI