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EDITORIALE: SCIUR PADRUN DALLI BELLI OCCHIALI NERI...

Continuano le esternazioni francamente imbarazzanti del presidente UICI-Torino Giuseppe Salatino. L'ultima "perla" risale a lunedì 17 novembre quando, presso il Centro di Riabilitazione Visiva eporediese, davanti ad un gruppo di utenti allibiti, se ne è uscito, in tono compiaciuto, con dichiarazioni più o meno del seguente tenore: quando in una fabbrica arriva un nuovo padrone si porta dietro i suoi operai, e non assume i precedenti. Gli utenti infatti si erano soltanto permessi di intercedere affinché gli operatori del centro, che tutti conoscono e stimano, potessero essere assorbiti dalla nuova gestione.
Alcuni componenti del gruppo degli ascoltatori ci ha così chiesto di divulgare lo "scivolone" e noi non possiamo certo negare spazio ai disabili visivi canavesani che si sono giustamente sentiti quasi giudicati alla stregua di bulloni di una catena di montaggio..
Che dire? In primis sembra che il Salatino conosca poco anche le prassi del mondo imprenditoriale. Quando infatti solitamente un'azienda, od un ramo di azienda, vengono rilevati da terzi, il personale è normalmente automaticamente assorbito. Così avviene almeno ai nostri tempi... Non pretendiamo tuttavia che il presidente della UICI-Torino sia un esperto di diritto commerciale e del lavoro. Nessuno nasce imparato...
Ma..., a parte ciò, il ragionamento del presidente denota totale estraneità culturale, e qui la cosa è assai più grave, rispetto a quanto prevedono le linee guida, le norme deontologiche, i contratti collettivi di lavoro, oltre alle prassi consolidate ed il semplice buon senso in materia di servizi alla persona in generale, ed alle persone disabili nello specifico. In questo settore la continuità assume un valore prioritario non solo rispetto agli interessi dei lavoratori, comunque importanti, ma anche, e soprattutto per il bene degli utenti stessi.
Mi risulta infatti, anche se la realtà fa di tutto per smentirlo, che l'Unione Italiana Ciechi di Torino sarebbe un'organizzazione con la finalità di tutelare e supportare i disabili visivi...
Naturalmente gli utenti presenti all'incontro sono rimasti allibiti ed increduli rispetto a quanto udito.
Ecco dunque perché, parafrasando la nota canzone delle mondine vercellesi "Sciur padrun dalle belle braghe bianche", mi è venuto di getto il titolo di questo editoriale. Ne riporto, tradotta in italiano, la prima strofa che, nella mia fantasia idealista, immagino potrebbe, fra qualche settimana, uscire dalla bocca attonita di qualche ipovedente canavesano non abituato a certi stili:

Ci scusi signor padrone
se l'abbiamo fatta tribolare
erano le prime volte
erano le prime volte
ci scusi signor padrone
se l'abbiam fatta tribolare
erano le prime volte
e non sapevamo come fare.

Ed eccovi infine, cliccando qui sotto, una bella edizione filologica della canzone:

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Marco BONGI