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EDITORIALE: ROMA..., UN OBIETTIVO IRRINUNCIABILE

Non auspicheremo, con queste poche righe, una "Marcia su Roma". Né una marcia..., né una passeggiata..., e neppure una semplice gitarella al Colosseo. Vorremmo tuttavia avvisare amici ed avversari che la nostra associazione, con tutta la sua carica di entusiasmo e voglia di fare, sta studiando l'opportunità di approdare, con un primo nucleo di pionieri, nientemeno che sulle rive del biondo Tevere.
Eh già... è proprio così. L'operazione è senz'altro ancora allo stato embrionale ma... alcuni imprescindibili presupposti stanno progressivamente maturando. Non possiamo, per evidenti ragioni di riservatezza, svelare ancora i particolari. Alcuni eventi, che paiono senz'altro provvidenziali, ci riempiono tuttavia di fiducia e ci lasciano sperare in uno sbocco favorevole.
Ciò detto credo dunque di dover dare qualche spiegazione strategica al progetto, qualche giustificazione che possa tranquillizzare i soci più timorosi e prudenti.
Nessuno vuole portar via la sede centrale da Torino, né è nostra intenzione tentare una sorta di "Breccia di Porta Pia" che privò la metropoli subalpina del suo ruolo di capitale!
A parte gli scherzi... Proviamo però a ripensare alla nostra storia quasi venticinquennale. Quante volte ci siamo sentiti dire, in riunioni, assemblee e colloqui vari: la tal legge è ingiusta, il Governo ci discrimina, le associazioni storiche non ci rappresentano, gli organi centrali dello Stato non ci ascoltano...
Queste osservazioni le abbiamo sentite fino alla nausea e, ad esse, quasi sempre siamo stati costretti a rispondere con scoraggiante sincerità: si tratta di problemi nazionali, per seguire adeguatamente queste vicende occorre andare a Roma, solo lì ci sono il Governo, il Parlamento, i Ministeri...
Non che qualche operazione non sia andata in porto, anche a distanza: convenzione per le tessere ferroviarie, contributi per l'editoria speciale, un'audizione al Senato, qualche progettino approvato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Si è trattato però sempre di piccoli traguardi limitati mentre le necessità sono ben altre.
Per colmare questa grossa lacuna abbiamo seguito varie strade. Dapprima, negli anni '90, l'alleanza strategica con ANPVI-onlus che però ci ha portato soprattutto difficoltà e tensioni.
Poi abbiamo fermamente creduto alla Federazione Retina-Italia. Anche quì abbiamo tuttavia registrato una cocente delusione quando questa organizzazione deliberò di non voler seguire direttamente le problematiche di tipo sociale, previdenziale e riabilitativo.
Abbiamo infine tentato anche la via dell'Unione Ciechi d'Europa che però non è mai concretamente decollata sul piano operativo.
Ora ci accingiamo a scendere in campo direttamente, in prima persona. Alcuni amici, molto seri ed affidabili, ci stanno dando la loro disponibilità e noi non possiamo che stringere la mano tesaci.
Lanciamo dunque un appello. Se ci fossero altre persone interessate ad avvicinarsi a noi nella regione Lazio, si facciano avanti, ci contattino presso la sede centrale. C'è infatti spazio per tutti a patto che non ci siano secondi fini se non quello di lavorare per il bene della categoria.

Marco BONGI