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EDITORIALE: IL SOLITO SCARICA-BARILE ALL'ITALIANA

Alcune agenzie di'informazione, fra cui una dettagliata nota "Reuters" di venerdì 30 maggio, ci hanno comunicato che il Ministero della Sanità italiano, a seguito degli sviluppi del caso Roche-Novartis, relativo ai farmaci salva-vista Avastin e Lucentis, avrebbe avanzato una richiesta di risarcimento alle due multinazionali del farmaco ammontante addirittura a 1,2 miliardi di euro. Già questa "sparata", sinceramente spropositata, sembra quasi avere il sapore di esaltare gli istinti giustizialistici dell'italiano medio ben sapendo, tuttavia, che ben difficilmente si potrà arrivare, con ragionevolezza, a simili cifre assolutamente irrealistiche.
Le indagini penali intanto proseguono ma, a quanto abbiamo appreso tramite i nostri legali, sarebbero state avocate alla Procura di Roma. La confusione dunque, come spesso accade nel nostro paese, resta il nemico maggiore da sconfiggere, competenze incrociate, ricorsi al TAR del Lazio, impugnazioni ad Autorità europee... tutto tende a mescolarsi ed a sovrapporsi nella più classica delle farse, tra populismo e demagogia. E intanto, nella congerie delle dichiarazioni alla stampa, non è difficile scorgere i segni evidenti del più diffuso sport nazionale: lo scarica-barile.
I responsabili dell'Autorità del Farmaco infatti si affrettano a rassicurare che loro non hanno fatto altro che applicare rigorosamente la legge..., ovviamente nell'interesse esclusivo dei malati... ed all'unico scopo di tutelarli dai gravi rischi connessi all'uso di Avastin... I medici, dal canto loro, alzano spesso candidamente le spalle in segno di difesa: loro hanno le mani legate, non vogliono correre rischi di problemi giudiziari, mantengono, salvo lodevolissime eccezioni, un profilo basso e poco compromettente.
I politici invece non perdono occasione per sottolineare di non essere dei tecnici e che la cautela rappresenta il criterio più importante di cui tenere conto in campo di salute pubblica.
Tutti poi si coalizzano nel attribuire colpe all'Europa, alle sue direttive poco chiare, alla disciplina lacunosa sull'uso dei farmaci cosiddetti "off-label". E via di questo passo fin quando, e purtroppo ci siamo ormai abituati, si risolverà probabilmente tutto in una bolla di sapone secondo il noto adagio partenopeo: "Chi ha avuto..., ha avuto, chi ha dato..., ha dato, scurdammoce o'passato!".
Noi comunque continueremo a seguire la vicenda con attenzione e, per quanto nelle nostre possibilità, a denunciare le presunte speculazioni portate avanti sulla pelle dei malati. Speriamo che qualcuno ci ascolti.
Marco BONGI