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Piacenza: dove arriva l'APRI... resta il segno!

E' sempre stato così, in ogni città o provincia dove è giunto il nostro impegno associativo... Indubbiamente la dinamicità e lo stile operativo di APRI-onlus... danno fastidio. In un primo momento cercano così di combatterci estromettendoci dal territorio, poi ci ignorano e infine..., in più di un'occasione, finiscono per cercare alleanze. Tutto ciò non può che farci piacere e confermarci che la nostra formula, lavorare senza timori reverenziali e senza paura di nessuno, è quella giusta. Così è avvenuto, senza eccezioni, anche a Piacenza. Il convegno internazionale sulla tecnologia, svoltosi il 13 aprile scorso, non aveva alcun intento polemico. Sfido chiunque dei partecipanti a citare una frase o una parola di questo tipo. Ma..., immancabilmente..., il grande successo ottenuto ed i giudizi positivi rilasciati da tutti, hanno evidentemente dato fastidio a chi non ammette, e probabilmente non ammetterà mai, di essere indietro mille miglia rispetto alle concrete esigenze della categoria. Vi presentiamo dunque, senza alcun taglio, l'incredibile lettera, pubblicata sul quotidiano piacentino "Libertà", lunedì 22 aprile 2013:

Carissimo direttore,
ho letto con molto interesse sul quotidiano le dichiarazioni di APRI, che "desidera aprire una sede anche a Piacenza per rinforzare il legame tra le associazioni di retinitici ed ipovedenti". L'affermazione richiede qualche riflessione. APRI, per chiarire, è l'associazione piemontese retinopatici e ipovedenti, con presenza limitatissima nel solo territorio piemontese. Ritengo che una associazione che da sé si definisce piemontese se desidera ampliare il proprio bacino di utenza anche in Emilia dovrebbe aprire una associazione emiliana retinopatici ed ipovedenti. Non si tratta di cercare il pelo nell'uovo ma di un problema serio, dato che APRI ha agito finora secondo logiche e regole stabilite dal Piemonte e che non sono per nulla comparabili con quelle esistenti nella nostra regione. Un esempio significativo è dato dal rapporto di APRI con una grande ditta di produzione di ausili veneta, che in Piemonte la fa da padrone sulla vendita, spesso molto onerosa di ausili tiflotecnici al sistema sanitario regionale. Questo sistema in Emilia non potrebbe mai funzionare, dato che ogni ASL gestisce in proprio i bandi per le forniture. Ma veniamo ai contenuti. Il grandioso ed interessante convegno (quanto sarà costato?), ha avuto un piccolo neo che mi lascia perplesso. APRI, "desiderando rafforzare i rapporti che intercorrono tra le associazioni di retinopatici ed ipovedenti" ha pensato bene di "dimenticare " che a Piacenza costoro sono rappresentati e credo non indegnamente, da circa 80 anni da una associazione chiamata Unione Italiana Ciechi ed Ipovedenti. Così, quest'afflato di unità e unione non ha spinto APRI a mandarci neppure uno straccio di invito ufficiale alla manifestazione. Caro direttore sarò malpensante e pure facile al dubbio, ma mi pare un modo strano di "unificare" quello utilizzato da APRI. E' sufficiente così o devo dilungarmi nel supporre quali siano le reali intenzioni di APRI? Questa eterna guerra tra disperati e poveracci per strappare un soldino in più è una situazione che mi disgusta e non intendo lasciarla passare senza commenti. Se APRI vuole dimostrare che ho torto può farlo in maniera semplicissima: prenda contatto con noi e noi li ospiteremo direttamente nella nostra sede, senza che debbano aprire o chiudere alcunché. Questo sarebbe veramente "rafforzare i rapporti", altrimenti sarebbe solo il solito vecchio giochino del tagliare l'erba sotto i piedi del vicino. Io attendo e con me i ciechi e gli ipovedenti di Piacenza che ritengono di non essere ancora piemontesi.
Dottor Giovanni Taverna
Presidente Unione italiana Cechi ed ipovedenti di Piacenza

Ed ecco, di seguito, la lettera di risposta inviata dal presidente Marco Bongi al direttore del quotidiano "Libertà". Ulteriori commenti appaiono superflui:

Egregio direttore,
la lettera pubblicata, sul Vostro antico e glorioso quotidiano, il 22 aprile e firmata dal presidente provinciale dell'Unione Italiana Ciechi, ci lascia letteralmente senza parole. Per le falsità e le insinuazioni che contiene meriterebbe probabilmente una querela ma..., tanta "cecità" intellettuale penso davvero che si commenti da sola e non diciamo altro. La verità delle informazioni pubblicate però, tutelata dalla legge sulla stampa, ci obbliga a replicare perchè non tutti purtroppo possono conoscere come stanno realmente le cose. Ecco dunque alcune sintetiche considerazioni:

  • L'A.P.R.I., sebbene storicamente nata in Piemonte, dal 2011 è diventata associazione nazionale con la denominazione "Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti". Si veda in proposito il sito Internet: www.ipovedenti.it e lo Statuto in esso contenuto.
  • La manifestazione di Piacenza era organizzata, come risulta da tutti i comunicati diffusi, anche dall'Associazione R.P.-Emilia Romagna, dall'Associazione R.P.-Liguria, dalla Lega del Filo d'Oro che ha sede nelle Marche e dalla Fondazione "Lucia Guderzo" di Padova. Il sig. Taverna dunque non abbia paura di colonizzazioni "piemontesi"...
  • L'accusa poi di non aver invitato la U.I.C. è totalmente falsa perchè, non solo l'invito è stato inviato ma addirittura, come si può verificare sul programma ufficiale, uno dei relatori, e precisamente chi ha trattato di i-phone e i-pad, è un consigliere dell'Unione Italiana Ciechi.
  • Il fatto che un convegno internazionale possa annoverare degli sponsor commerciali è cosa assolutamente normale. Non si comprendono dunque le pesanti insinuazioni del sig. Taverna circa i costi della manifestazione, le forniture degli ausili alle ASL e sui prezzi applicati a detti ausili.
  • Se proprio il sig. Taverna fosse così preoccupato delle possibili speculazioni sulla pelle dei non vedenti, gli consigliamo piuttosto di approfondire le notizie, pubblicate dal settimanale L'Espresso, che attribuiscono alla sua associazione di appartenenza la titolarità di conti correnti nei paradisi fiscali dei Caraibi.

Pensiamo che possa bastare. Saremo comunque ben lieti di poter presto incontrare il presidente Taverna e, magari, usufruire di una stanzetta della sua sede per portare avanti le nostre attività nel piacentino. Cordiali saluti.

Marco Bongi - Presidente A.P.R.I.-onlus

Ci sembra infine giusto segnalare, per chi volesse eventualmente portare anche la sua testimonianza, l'indirizzo e-mail del giornale: lettere@liberta.it