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LA GESTIONE DEL PAZIENTE IPO E NON VEDENTE IN AMBIENTE OSPEDALIERO

Segnaliamo l'importante iniziativa, organizzata congiuntamente da A.P.R.I.-onlus ed Azienda Ospedaliera Universitaria "San Luigi Gonzaga" di Orbassano.
 L'evento ha ottenuto n. 3 crediti ECM dalla Regione Piemonte.
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Marco BONGI - Presidente Associazione Pro Retinopatici e Ipovedenti (A.P.R.I.-onlus)

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PROGETTO DI LEGGE SULLA FIRMA DEI CIECHI

Con l'avvio della nuova legislatura e la formazione del Governo la nostra associazione sta prendendo contatti con alcuni parlamentari allo scopo di presentare progetti di legge a favore della categoria. Uno dei primi, che è già in fase di avanzata elaborazione, riguarda il valore della firma apposta dalla persona non vedente. Già esiste, sull'argomento, una legge specifica, la n. 18 / 1975. Questa norma tuttavia, per un complicato gioco di interpretazioni giuridiche, ha finito per non essere applicata negli atti notarili. Presentiamo, qui di seguito, la relazione al progetto di legge elaborato dalla nostra associazione:

La legge n. 18 / 1975 stabilisce, in modo chiaro ed inequivoco, la piena validità della firma apposta da una persona non vedente capace di agire. Questa previsione entra tuttavia in conflitto con quanto stabilito dalla legge notarile n. 89 / 1913 art. 48 che stabilisce l'obbligo della presenza di due testimoni quando il non vedente si trova a dover sottoscrivere un atto pubblico redatto da un notaio.
L'interpretazione giurisprudenziale prevalente ritiene infatti non abrogato tale articolo nonostante la norma del 1975 sia successiva. Ciò in base al principio di maggiore specificità della legge notarile che fa riferimento esclusivamente agli atti pubblici rogati dal notaio.
Questo orientamento interpretativo è stato confermato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 4344 / 2000. Successivamente è intervenuta, sempre sulla medesima linea, la legge n. 246 / 2005 art. 12 c 1.
Ne deriva pertanto una situazione assurda e ben poco comprensibile. Il non vedente sarebbe, secondo questo combinato disposto, perfettamente libero di firmare autonomamente le scritture private, anche senza l'assistenza di un fiduciario. Le scritture private vengono predisposte da singoli soggetti privati e non vi è nessuno che ne garantisca il contenuto. Il rischio del raggiro è dunque certamente superiore rispetto agli atti notarili ma la legge 18 / 1975 consente giustamente al cieco di scegliere o meno, a suo rischio e pericolo, di avvalersi o meno di un assistente lettore.
Negli atti pubblici invece è il notaio stesso che redige il documento e ne garantisce, in qualità di pubblico ufficiale, che il contenuto sia conforme alla legge. Egli anzi ha l'obbligo di leggere l'atto ad alta voce permettendo così al cieco di ascoltarne il contenuto e di porre, se del caso, domande e richieste di chiarimento.
Dove quindi il disabile è già abbondantemente tutelato vi è l'obbligo dei testimoni, dove teoricamente non esiste alcuna protezione egli è libero di firmare con la conseguenza di far sorgere vincoli ed obblighi giuridici.
La soluzione a questa situazione assurda può essere risolta in modo assai semplice in due modi:
1 - Emendando la legge n. 18 / 1975 con l'indicazione della sua efficacia anche per gli atti pubblici
2 - Abrogando gli articoli della legge notarile (art. 48) e legge n. 246 / 2005 (art. 12 c1).
Riteniamo tuttavia preferibile la prima soluzione in quanto più specifica e meno passibile di poter essere interpretata troppo estensivamente.
Sottolineiamo infine che la normativa proposta non necessita di alcuna copertura finanziaria.